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03-III Quaresima anno C

IIIa Domenica di Quaresima – Anno C

Lc. 13, 1-9

La vita chiede una continua conversione

18 marzo 2001


Questo brano del vangelo di Luca fa riferimento a due episodi di cronaca: l’uccisione di alcuni galilei da parte di Pilato e la morte di diciotto persone a causa della caduta di una torre. Non sappiamo esattamente come siano andate le cose, non possiamo andare a consultare archivi, né d’altra parte gli storici potevano soffermarsi su episodi di questo tipo.
Probabilmente nel primo caso si è trattato di un intervento delle truppe romane nel tempio per sedare un tumulto di galilei, i quali erano noti per la loro turbolenza: tutte le rivolte di quel tempo sono nate in Galilea, anche quella del 66, che condusse alla distruzione di Gerusalemme. Per questo motivo quando gruppi di galilei venivano a Gerusalemme per la Pasqua i romani li sorvegliavano attentamente e in caso di necessità intervenivano con decisione.
Per quanto riguarda il secondo episodio, si è trattato probabilmente del crollo di una torre dell’acquedotto di Siloe, sotto le cui macerie erano rimaste sepolte diciotto persone.
Questi due episodi di cronaca offrono a Gesù l’occasione per alcuni importanti insegnamenti.


Gli eventi e il loro rapporto con il peccato.

Il primo insegnamento di questa pagina del vangelo di Luca riguarda l’interpretazione degli eventi che accadono e del loro rapporto col peccato.
Gesù afferma che gli eventi negativi non accadono per punire i peccatori (né quelli positivi per premiare i giusti, possiamo completare noi). Si riferisce a un’opinione che nei secoli precedenti era comune, ma che anche al suo tempo era diffusa - benché in parte superata dalla concezione della resurrezione e della vita futura - quella cioè che tutto il senso dell’esistenza umana fosse contenuto nella vita terrena. Conseguentemente il criterio con cui si valutava l’importanza dell’esistenza era il numero degli anni e dei figli, la quantità dei beni, il successo delle imprese. Se uno moriva giovane o aveva difficoltà era considerato come punito da Dio. Ritroviamo questa concezione nell’episodio del cieco nato del capitolo 9 del vangelo di Giovanni, quando i discepoli chiedono a Gesù: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” (Gv.9,2). E Gesù risponde: “Né lui né i suoi genitori” (Gv.9,3). Anche qui Gesù ribadisce l’idea che gli eventi luttuosi non sono voluti da Dio per punire il peccato degli uomini: i galilei uccisi da Pilato o le vittime del crollo della torre non erano più peccatori degli altri, dice Gesù. Tutti siamo peccatori.
Questo è importante ricordarlo, perché spesso noi per spiegare soprattutto il male irragionevole, assurdo, colleghiamo gli eventi che accadono al peccato di qualcuno e quando non abbiamo questa possibilità ricorriamo al demonio o all’influsso degli astri o troviamo altre giustificazioni. Anche in queste settimane sono avvenuti eventi così negativi e irrazionali, che è stato facile pensare che nella storia umana ci sia all’opera qualche forza estranea, qualche essere maligno. E invece è insensato ricorrere a queste spiegazioni, perché in ogni caso il demonio dovrebbe sempre utilizzare i meccanismi dell’uomo e inserirsi nelle sue scelte, nelle sue decisioni. Quindi alla fine restano sempre decisioni umane. Di fatto bastiamo noi umani a spiegare tutto il male che esiste nel mondo, se teniamo presente l’incompiutezza delle nostre dinamiche interiori e soprattutto la pesantezza che acquista il male quando le spinte negative imperfette si aggrovigliano nelle relazioni e dentro di noi devastando la nostra vita e quella degli altri.
La conclusione è molto semplice: o l’uomo vive in tensione continua verso il superamento della propria condizione – quindi accogliendo il dono di Dio, la grazia, la forza della vita che conduce a compimento – oppure tutto quello che fa è insufficiente e imperfetto.

La necessità della conversione.

Per questo Gesù aggiunge un’altra riflessione: “Se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”.
Cosa vuol dire Gesù? Che tutti siamo coinvolti nei processi della storia e tutti siamo chiamati a far procedere oltre la convivenza umana, il rapporto tra i gruppi sociali, tra i popoli. Non si riferisce infatti ad episodi naturali, ma a due episodi dipendenti dall’azione dell’uomo, perché anche la torre era stata costruita dall’uomo.
Molti eventi accadono nella nostra società di violenza, di ingiustizia, di discriminazione, di oppressione. Ecco, di fronte a questi eventi noi siamo sollecitati a prendere decisioni di conversione. E coloro che devono convertirsi non sono i più peccatori, ma coloro che hanno ricevuto più grazia, coloro che sono nella condizione di fare più il bene a favore degli altri. La vita infatti è una sola, la storia della salvezza è una sola. Dove la forza della vita riesce a manifestarsi, ad esprimersi come dedizione, come fedeltà, come servizio, lì esige di più, cioè lì richiede più conversione. La conversione non ha come misura il peccato degli uomini, la conversione ha come misura la grazia di Dio, il dono che viene continuamente offerto e che cresce nelle sue esigenze.
Quindi più procediamo nel cammino spirituale più la conversione diventa necessaria, coinvolge gli aspetti più profondi della nostra vita, che prima non consideravamo neppure, perché erano troppo lontani. Per questo i santi più camminavano nella santità più erano consapevoli di essere peccatori e invocavano la misericordia di Dio per la conversione.
Se noi non avvertiamo l’esigenza di convertirci vuol dire che siamo ancora ad un livello molto basso di spiritualità: riusciamo a fare il bene, operiamo secondo la legge, preghiamo… e ci sentiamo esenti dall’esigenza della conversione. Vuol dire che siamo proprio ai primi passi. Più invece cresce la vita spirituale - e quindi la consapevolezza del nulla della nostra realtà, dell’insufficienza del nostro amore, della nostra dedizione, delle nostre azioni - più avvertiamo l’esigenza della conversione, cioè di aprirci all’azione di Dio e dire: “Io non sono, sono nulla. Tu sei tutto. In me puoi esprimere la Tua perfezione, in me puoi tradurre quella forza di vita che diventa gesto di misericordia, di perdono, di servizio, di attenzione. Ma è la Tua azione che in me deve realizzarsi”.
Allora la vita spirituale comincia a svilupparsi, Dio diventa il centro della nostra esistenza. Altrimenti restiamo noi il centro. E finché restiamo noi il centro, possiamo anche fare delle opere buone, ma tutto è inquinato dalla nostra presunzione, dal nostro egoismo, dalla strumentalizzazione degli altri. Tutto è inquinato. Noi non ce ne accorgiamo, come i farisei che Gesù rimproverava. Ma noi siamo ancora peggio, perché noi conosciamo già da tanto tempo l’insegnamento di Gesù, eppure siamo rimasti ancorati a quei meccanismi iniziali della nostra vita che non possono esprimersi che così: col possesso, con la strumentalizzazione degli altri, con l’attenzione solo ai nostri bisogni e ai nostri interessi.


La conversione: un processo graduale.

Andando avanti nella vita arriva il momento in cui finalmente ci accorgiamo del nulla che noi siamo, dell’incongruenza delle nostre azioni, dei nostri pensieri, dei nostri desideri. Allora è facile che ci lasciamo prendere dallo scoramento e diciamo: “Ma come è possibile? Dopo tante messe che ho ascoltato, dopo tante preghiere che ho fatto, sono ancora a questo punto?”.
Gesù dà un altro importante insegnamento, che potremmo tradurre così: “Non perderti d’animo, il tempo a disposizione può operare quello che ancora non hai operato”.
Il tempo è l’azione di Dio che a piccoli passi conduce al traguardo della vita. Ma i passi sono piccoli, non puoi pretendere di arrivare subito. Questa pretesa è sempre la stessa presunzione di cui parlavamo prima che ora assume un’altra veste, si presenta in un altro modo: è la tentazione di uscire dal tempo, è la tentazione di essere come Dio. Ma noi siamo creature e la creatura soggiace alla legge della successione degli eventi.
La conversione perciò non può essere accompagnata dalla presunzione di compiere subito tutto ciò che ci viene chiesto. I frutti di vita richiedono cura assidua, pazienza. Soprattutto, i frutti di vita richiedono sintonia con l’azione di Dio in noi. È quello che nella preghiera dobbiamo costantemente verificare. E direi anche attuare, perché la preghiera non è altro che metterci in sintonia con l’azione di Dio che in noi cerca piccole fessure per emergere, per fiorire, per esprimersi.

Chiediamo allora, nella nostra Eucaristia di oggi, la consapevolezza di questa nostra condizione e la luce per vedere bene la conversione che ci è chiesta in questa fase della vita, perché ciascuno di noi ha una sua conversione da realizzare. E infine chiediamo la pazienza per camminare passo dopo passo, senza presumere di poter subito raggiungere i traguardi che ci stanno davanti. Il Signore con la sua forza ci accompagna, è questa la nostra sicurezza.
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