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15-VIIa Domenica del Tempo Ordinario

VIIa Domenica del Tempo Ordinario
Mt. 5, 38-48
Nuovi traguardi etici

Sia il brano del Vangelo, che cita il Pentateuco (Es 21, 24 e Lv 19,18), sia i pochi versetti dal Levitico nella prima lettura si richiamano a tradizioni giuridiche precedenti che ci sono molto utili per capire lo sviluppo culturale e spirituale che l'umanità ha vissuto e sta ancora vivendo. Ricordano infatti l'antico detto "occhio per occhio, dente per dente" (Lv 21,24; Mt 5,38) e indicano con chiarezza i limiti dell’amore allora richiesto. Il 'prossimo' da amare è costituito da coloro che sono vicini. Questi richiami mettono in luce che noi siamo inseriti in un processo, ed emergiamo da un cammino della vita che ha passato molte fasi.
In questa prospettiva possiamo capire come i percorsi della cultura e della spiritualità siano intimamente connessi e intrecciati fra loro. Quelli che dopo di noi potranno giudicare i documenti (letteratura, film, opere teatrali...) che noi lasceremo che idea si faranno del nostro modo di vedere le cose, del nostro modo di sentire, di come riusciamo a gestire l'aggressività?
In ogni modo credo che la riflessione di Gesù debba essere posta in questo orizzonte, per capire il suo richiamo al passato e il traguardo che egli indica a coloro che hanno scoperto Dio come misericordia.
Quando fu fissata la legge "occhio per occhio, dente per dente" si fece un passo avanti straordinario, perché si disciplinò l'aggressività, la risposta alle offese. Prima infatti la risposta era devastante, senza regola: se uno riceveva un'offesa cercava di uccidere l'altro. Tutta la fase predatoria della storia umana non aveva limiti, la preda veniva uccisa. Quando si stabilì "occhio per occhio, dente per dente" si mise un limite notevole, cioè la risposta non deve oltrepassare l'offesa. Questo non vuol dire che poi da allora tutti si siano attenuti a questa regola, perché le conquiste culturali devono essere interiorizzate da tutte le generazioni per essere vissute. A livello personale il discorso diventa ancora più complicato, perché noi dobbiamo ripercorrere tutte le tappe, velocemente, nella nostra crescita. In ogni caso, quando si stabilì "occhio per occhio, dente per dente" si disciplinò in modo rigoroso la risposta all'aggressione e quindi l'esercizio del rapporto tra le persone.
Questo ancora valeva all'interno di una società abbastanza omogenea, quindi di un popolo. E anche il richiamo del Levitico "Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso" (Lv 19,18) riguarda il prossimo, quelli cioè che ti stanno vicino, che hanno lo stesso sangue.
Realmente non si poteva pensare di più, perché il cammino umano è un reale, consiste in una evoluzione psichica, dove il processo è molto lento e non sempre omogeneo.
In questa luce, dobbiamo capire in primo luogo l'esperienza di Gesù, e poi il cammino in cui noi siamo inseriti e che cosa è chiesto da noi. Per giungere infine ad una breve riflessione a livello individuale.
Credo che questa riflessione debba essere sviluppata prima a livello comunitario e sociale. L'umanità sta procedendo in questa direzione. Il cammino però è condotto da un ‘drappello profetico’, cioè da quelle persone in cui la vita oggi riesce ad esprimersi compiutamente. Sono poche queste persone, sono ambiti ristretti quelli nei quali l'umanità si esprime in modo compiuto, cioè la vita traduce le perfezioni umane. Sono poche persone, che però emergono e diventano indicazione di un cammino per tutti. Ma siccome queste acquisizioni spirituali e culturali sono sempre più estese, oggi sono moltissime le persone che accolgono il principio della nonviolenza e che considerano questo principio giusto, quindi norma di azione, criterio di decisione e di comportamento. Ci sono però tradizioni, tendenze, acquisizioni che cozzano costantemente con i nuovi principi. Gli uomini non sempre sono coerenti; anzi, dobbiamo partire dal presupposto che siamo così complessi e contraddittori, perché siamo ancora caotici, che necessariamente nei nostri comportamenti ci sono delle ambiguità e spesso anche delle contraddizioni.
In questa prospettiva consideriamo brevemente l'esperienza di Gesù.
L'esperienza che egli ha compiuto è stata la scoperta di Dio misericordia, già attestata nella tradizione ebraica. La sua è stata un’esperienza così profonda e vitale, da farne la ragione di tutta la sua vita e quindi del suo insegnamento. L'atteggiamento con cui accostava i peccatori, la tenerezza con cui si rivolgeva agli ultimi, agli abbandonati, ai poveri, ai quali appunto ha rivolto inizialmente il suo annuncio, derivavano dalle scoperta che aveva fatto della misericordia di Dio. Per cui ciò che diceva e che faceva era l'espressione di un amore che non aveva confini. Non era l'appartenenza alla stessa stirpe o allo stesso sangue che limitava il suo amore; non era la violenza dei romani o dei suoi uccisori che impediva di perdonare. Gesù aveva dei limiti nella sua attività: egli limitava il suo annuncio alla gente del suo popolo. Ma altro è il limite dell'attività dell'apostolato, altro invece è l'orizzonte dell'amore che egli esercitava. Per la scoperta che aveva fatto di Dio.
Ecco, questo è un punto che dobbiamo tenere presente. Noi non possiamo ascoltare parole divine che ci dicono come dobbiamo comportarci: tutte le parole che noi possiamo ascoltare sono parole umane, che emergono all'interno dello sviluppo dell'umanità e quindi della sua cultura e della sua spiritualità. Non possiamo pronunciare parole che non si riferiscano alle esperienza umane. Quando però cominciamo a vivere la fede in Dio, allora l’esperienza ci porta oltre, cioè ci fa capire cose che altrimenti non comprendiamo, ci fa cogliere dimensioni della realtà che altrimenti ci sfuggono. Cioè giungiamo ad una 'connaturalità' per cui riusciamo a percepire dinamiche della vita che prima non percepivamo. Ciò che è scritto è scritto nella vita: le tavole di pietra sono una metafora di ciò che emerge dalle profondità della storia.
Ci sono cose che non comprendiamo finché non le viviamo, finché non entriamo in sintonia con la realtà così da percepire ciò che la vita chiede. Anche il processo educativo avviene per induzione perché qualcuno, vivendo, ci induce con la sua vicinanza, ci rende connaturali con le dinamiche della vita e ci fa sentire ciò che la vita chiede.
Ecco, io credo che Gesù ha sperimentato un rapporto tale con Dio, ed è riuscito a cogliere la sua presenza in modo da percepire il flusso della vita secondo le sue leggi fondamentali e da annunciarle. Certo che la vita, essendo creata, ha delle direzioni, non è la totalità. Se fosse la totalità non ci sarebbero leggi, sarebbe tutto vita. Invece, essendo la nostra esistenza inserita in un processo creaturale e quindi molto limitato, ristretto, la vita può esprimersi solo verso alcune direzioni. Ci sono dei comportamenti che corrispondono alle direzioni della vita e ci sono dei comportamenti che non corrispondono al flusso della vita. Essi emergono all'interno della storia umana e acquistano quindi formulazioni corrispondenti al grado di umanità che abbiamo raggiunto. Per cui le leggi che seguivano le orde dei predatori, dei cacciatori erano diverse da quelle dei pastori o degli agricoltori. Leggi diverse, nell'uso del territorio, nel comportamento nei confronti degli altri e così via.
Per Gesù la scoperta della misericordia di Dio, il rapporto vissuto con il Padre è stato così intenso da provocare l'ampliamento dell'orizzonte: i cieli si sono squarciati, una luce nuova è apparsa. E Gesù ha iniziato un nuovo cammino.
La tradizione cristiana oggi vuole continuare quel cammino. Ma siamo ancora agli inizi. La vita sulla terra è cominciata quasi quattro miliardi di anni fa. Ha percorso molte strade, cominciando sempre dalle cose minime. Lo stesso vale per il cammino del comportamento umano: una lunga storia. Noi siamo agli inizi di questa tradizione avviata da Gesù.
Cosa ci chiederà domani la vita, quali forme di amore, di compassione, di tenerezza, quale capacità di ascolto reciproco? Quando Gesù diceva di rispondere con la nonviolenza a chi è violento, indicava una legge che oggi appena appena sta diventando cultura. Tutti i movimenti nonviolenti si sono sviluppati nel secolo scorso. Prima veniva considerato non solo legittimo, ma doveroso, perché volontà di Dio, bruciare gli eretici, uccidere chi si opponeva alla legge. Ci sono luoghi in cui ancora si procede secondo questo criterio.
Dobbiamo avere consapevolezza del processo in cui siamo inseriti. Come si fa a portare la violenza se non esercitiamo misericordia? Gesù ce lo indicato come legge di vita. Allora sembrava un paradosso, e lo è rimasto per molto tempo. Oggi comincia ad apparire in tutta la sua esigenza: avvertiamo che è una legge di vita, che portare il male degli altri mettendo in moto spinte opposte è la condizione perché tutti possiamo sopravvivere, perché cioè la vita riesca a svilupparsi, ad andare oltre.
E veniamo ora al livello personale.
A livello culturale e spirituale il principio della misericordia oggi è acquisito da molti (non da tutti, certo): ci sono molti movimenti, anche laici, che hanno acquisito questi principi. Ma a livello personale essi trovano molte resistenze, perché noi nasciamo immaturi, incompiuti; dobbiamo essere inseriti in una cultura, in un linguaggio, in una tradizione. Nascendo piccoli e trovandoci da adulti a dover rispondere secondo dinamiche che sono molto esigenti ci troviamo in una difficoltà maggiore di quella in cui si trovavano gli antichi, perché dobbiamo percorrere tutte le tappe velocemente. Certo, abbiamo degli strumenti che gli antichi non immaginavano neppure ma ciò che la vita ci chiede è molto di più di quanto chiedeva nei secoli scorsi. Le parole di Gesù in questo senso oggi non sono dei semplici paradossi come potevano apparire qualche secolo fa: dicono proprio come dobbiamo comportarci, quali scelte dobbiamo compiere, cosa significa portare il peccato degli altri, reagire al male con dinamiche opposte alle sue. Se incontriamo aggressività ci è chiesto di diffondere mitezza, se incontriamo egoismo ci è chiesto di assumere un atteggiamento di oblatività. Così pian piano solleviamo tutta l'umanità. Il dato fondamentale è che la cultura si impregni di questi valori, cioè che ci siano in tutti i luoghi, in tutti i popoli persone, che vivono a questa levatura, che raggiungono queste modalità di esistenza umana.
Questo è il compito che Gesù ci pone di fronte. Il traguardo è molto chiaro nelle sue parole: giungere a un tipo di amore universale e creatore. Universale, cioè che non ha limiti nella razza, nel colore, nella cultura... Creatore, cioè che non suppone nulla: non suppone la bellezza dell'altro, non suppone l'intelligenza, la capacità, la bontà...
Finché noi restiamo legati a questi meccanismi, siamo ancora guidati dalle dinamiche istintive. Gesù diceva: questo tutti lo fanno, anche i pagani. Cioè anche coloro che non hanno raggiunto questo livello spirituale reagiscono così, di fronte al bene reagiscono col bene.
Gesù dice: se hai scoperto il bene che è Dio, se hai scoperto la sua misericordia, non hai più bisogno di avere il bene davanti per amare, puoi amare anche quando non c'è nessun bene di fronte, perché lo offri, perché lo doni. Non hai bisogno di avere la bellezza per subire il fascino, perché hai scoperto la radice profonda della tua tensione, sai che ti stai muovendo perché un Bene immenso ti chiama, una Bellezza senza forma ti sollecita, ti attrae, una Giustizia senza limiti ti invita a formulare progetti di fraternità e di condivisione. Quando hai scoperto Dio sai questo e abbandonandoti con fiducia la vita in te esprimerà una forza che prima non potevi neppure immaginare, per cui compirai gesti di perdono, di misericordia, che credevi impossibili, esprimerai una tenerezza, un'attenzione, una delicatezza nei confronti degli altri che ti sorprenderà. Sono queste le sorprese più grandi della vita: ciò che riesce ad esprimere in noi quando ci fidiamo senza porre resistenze.
Quando preghiamo insieme vogliamo tendere a questo traguardo. Se non giungiamo a un tipo di amore creatore e oblativo ancora siamo indietro rispetto alla storia. Oggi questo tipo di amore è assolutamente necessario per la nostra società, per il mondo intero.
Chiediamo allora al Signore di essere consapevoli di queste esigenze nuove e di stimolarci reciprocamente a crescere in questo orizzonte di fede, per giungere a vivere tutti, nel mondo, come fratelli.
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