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25-Festa di Tutti i Santi – Anno C

Festa di Tutti i Santi – Anno C

Mt. 5, 1-12

La celebrazione della gloria di Dio


Celebrando la memoria dei Santi ricordiamo un’avventura nella quale siamo inseriti in vari modi: l'avventura della santità.
Santità è la manifestazione della perfezione di Dio nelle diverse forme assunte nelle creature, per noi nelle diverse forme umane. Implica due idee fondamentali.
La prima è che la perfezione di Dio trascende tutte le sue manifestazioni e non può essere mai conosciuta. Per questo il Santo è il trascendente: quando diciamo che Dio è Santo vogliamo dire che è oltre le misure delle nostre idee, del modo nostro di percepire la realtà e di accogliere la vita: è santo, è oltre, è separato.
Ma d'altra parte c'è l'altra idea: che la perfezione divina ha delle manifestazioni create. E' quella che viene chiamata la ‘gloria’ di Dio. In ebraico c'era la parola, shekinà, che indica la perfezione divina in quanto manifestata.
Ricordando i Santi noi celebriamo appunto l'azione di Dio che si manifesta attraverso le creature. Per questo possiamo ricordarli all'interno di un'Eucarestia, che ha come oggetto la gloria di Dio, la sua azione nella storia umana. Dio è il termine del culto, non sono i Santi. I Santi sono i riferimenti creati per celebrare la gloria di Dio, per riconoscere l'azione di Dio.

Gli sviluppi della santità nel tempo.

C'è poi un altro significato per noi, perché la perfezione di Dio che si manifesta attraverso le creature è talmente grande e profonda, che non si è ancora manifestata tutta: i duecentomila anni della storia umana non sono stati sufficienti a rivelare tutte le perfezioni divine nei limiti della nostra specie.
Ci sono espressioni della perfezione divina che nei secoli scorsi non erano possibili, ma che oggi lo sono diventate: forme nuove di fraternità, di condivisione, di dialogo, di giustizia, di pace. Queste forme possibili diventeranno concrete attraverso la fedeltà nostra, dei giovani di oggi: i bambini che oggi nascono avranno un compito rivelativo diverso dal nostro, dovranno manifestare delle perfezioni che ancora oggi non sono possibili.
Per questo la memoria dei Santi non si ferma semplicemente a rievocare il passato, è una memoria che coinvolge una fedeltà e richiede una decisione da parte nostra. Se così non fosse si potrebbe dire che il Vangelo, valido duemila anni fa, quando rappresentava un passo avanti notevole, oggi non avrebbe più valore, non susciterebbe forme nuove di umanità, di giustizia e di pace, qualità nuove di vita. Invece la storia della santità mostra chiaramente che in ogni generazione la fedeltà al Vangelo ha condotto a forme nuove di umanità: ha suscitato gli ospedali, il servizio agli ultimi, ai poveri, agli ammalati... una varietà enorme di novità di vita, sociali, comunitarie, attraverso le conversioni anche personali.
Questo cammino che la qualità di vita ha fatto lungo la storia è suscitato dalla forza creatrice che contiene le ricchezze umane già in modo pieno e totale, ma che non può esprimersi lungo il tempo se non a piccoli frammenti, con cambiamenti progressivi. La storia non è sempre andata avanti, ci sono state involuzioni, infedeltà, ritorni a forme precedenti di vita. La storia umana ha un cammino molto accidentato, perché interviene la libertà dell'uomo, la sua fedeltà e il suo peccato.
Quale forma nuova di umanità oggi è necessaria e possibile? O, se volete dirlo in termini teologali: quale espressione nuova della perfezione divina oggi lo Spirito sollecita a noi, perché l’avventura possa continuare? E' questo interrogativo che ci teniamo continuamente di fronte oggi lungo lo svolgersi della liturgia.

La specificità cristiana della santità.

Ciò che finora ho detto vale per tutti gli uomini del mondo, per tutte le culture, per tutte le religioni, perché in tutti gli ambiti l'azione di Dio ha suscitato santi, cioè ha avuto espressioni di fedeltà, ed è diventata indicazione di un cammino per gli altri. Ma come ci sono rivelazioni di Dio particolari nelle diverse persone, così ci sono rivelazioni di Dio, cioè manifestazioni della sua perfezione, specifiche per ogni cultura, per ogni religione. Allora dobbiamo chiederci: quale forma di santità specifica oggi ci è sollecitata e richiesta? Quale modalità nuova di vita può emergere dalla tradizione cristiana?
Abbiamo letto il Vangelo delle Beatitudini. Per cui oggi nell'Eucarestia sono rievocati esplicitamente i due poli fondamentali dell’esperienza di Gesù: quello dottrinale, cioè il suo insegnamento concentrato nel Discorso della Montagna, l'ideale che Egli proponeva per il cammino dell'umanità; e la fedeltà da Lui vissuta nella passione e nella morte. Ecco, la specificità della santità cristiana deriva precisamente dalla coniugazione di queste due componenti: del messaggio delle Beatitudini (o del Discorso della Montagna in generale) e della fedeltà di Gesù all’amore sulla croce.

L’aspetto generale della santità cristiana.

L’aspetto generale può essere riassunto in quella che, con una formula unica, chiamiamo la 'vita teologale', che è stato un passaggio fondamentale operato da Gesù: il passaggio dalla vita morale, cioè dell'osservanza delle leggi come criterio fondamentale della fedeltà a Dio (quindi Dio legislatore, che ha avuto una grande funzione nella storia umana), alla modalità teologale, cioè di Dio colto come ragione e fonte del nostro cammino individuale e comunitario, come ragione di tutto ciò che noi possiamo diventare.
Il termine 'figlio', che abbiamo sentito risuonare nella seconda lettura, dalla I lettera di Giovanni (3,1-3), riassume bene questa idea e suggerisce un atteggiamento vitale: non siamo chiamati a osservare una legge, bensì a diventare figli. Diceva infatti Giovanni: "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!". Paolo preferisce usare il termine 'figli adottivi', utilizzando un modello giuridico; Giovanni invece parla proprio di generazione, diventiamo figli suoi "Figli nel Figlio", cioè attraverso Gesù. Lui è stato il primo, all'interno della storia umana e ha accolto così l'azione divina, da rivelare l’aspetto della fontalità di Dio (paternità/maternità divina), così da raggiungere l'identità filiale e da indicare a tutti questo traguardo: siamo veramente figli suoi. Ma, dice ancora Giovanni, "quello che saremo non lo sappiamo" indica in tale modo il processo in cui siamo inseriti: processo personale, perché non sappiamo che cosa ciascuno di noi diventerà, ma anche comunitario, perché non sappiamo quali modalità di esistenza l'umanità attende.

Questo è un punto spesso trascurato, ma fondamentale: l'umanità è chiamata a rivelare qualcosa della perfezione divina ancora non emersa. Più la storia umana procede, più la rivelazione divina richiederà una molteplicità progressiva e una maggiore intensità di rapporti. Non è più sufficiente il piccolo ambito famigliare o del piccolo gruppo: ci sono santità di popoli, fino alla santità dell'umanità intera, cioè di una qualità di vita che noi adesso non possiamo neppure immaginare, perché siamo solo ai primi passi di questo lungo cammino. Ma dobbiamo renderci conto che la perfezione divina è talmente grande da richiedere uno spazio umano molto più ampio per manifestarsi. In questa avventura nella quale tutti noi siamo inseriti si realizzano quelle novità di vita di cui parla in vario modo il Nuovo Testamento: "chi è in Cristo è una creatura nuova", dice la II lettera ai Corinti (5,17).
La santità cristiana, perciò, è in questo senso rivelativa di un programma che vale per tutti gli uomini: essi sono chiamati all'identità filiale. Ma questo richiede particolari attitudini, che non possono essere sviluppate inizialmente da tutti: le comunità cristiane, che hanno appunto il compito di diventarne testimoni.
Le attitudini sono quelle che noi riassumiamo nelle tre virtù teologali: la fede, la speranza e l'agape:. Si è santi o rivelatori di Dio, se Dio diventa il centro della nostra vita, per cui ci abbandoniamo fiduciosamente a Lui, accogliendo la sua Parola che risuona negli eventi del passato (la fede), attendendo continuamente Lui nella sua venuta costante nella storia degli uomini (la speranza), e rivelando il suo amore ai fratelli che incontriamo. Questa è la struttura essenziale della santità cristiana. Non ci sono altre cose essenziali, tutto il resto consegue di qui: dalla vita teologale.

Ma tutto questo può nascere solo se realmente viviamo insieme. Non è sufficiente la perfezione individuale: la nuova modalità di vita può nascere solo se insieme cominciamo ad abbandonarci con fiducia al Bene che è e che può entrare nella nostra storia, alla Verità che e che può esprimersi in modo nuovo nell'intuizione di coloro che insieme ascoltono fedelmente la sua Parola e si scambiano i suoi Doni.
Chiediamo al Signore questa luce e questa fedeltà, perché la celebrazione dei Santi diventi una reale glorificazione di Dio, un riconoscimento della sua chiamata a diventare figli, operatori di pace nel mondo.
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