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17-Corpus Domini anno C

SS. Corpo e Sangue di Cristo – Anno C

Comunicare vita

Lc. 9, 11b-17

13 giugno 2004


“Voi stessi date loro da mangiare” (Lc 9, 13). Questo invito di Gesù corrisponde all’altro comando, quello dell’Ultima Cena: “fate questo in memoria di me” (Lc. 22,19). Infatti il racconto della moltiplicazione dei pani è stilato sulla falsariga del rito che già i cristiani da diversi decenni celebravano, quando è stato scritto il Vangelo di Luca. Perché quando Gesù diceva: “Fate questo in memoria di me” non voleva semplicemente dire di ripetere un rito; anzi, non era questo l’intento immediato, ma era quello di compiere ciò che Gesù stava facendo, cioè donare vita. D’altra parte, se pensate all’altro gesto simbolico di quella sera, la lavanda dei piedi, anche dopo aver lavato i piedi Gesù disse: “Fate anche voi come ho fatto io, lavatevi i piedi gli uni gli altri” (Gv. 13,14).
Ci sono stati alcuni luoghi e alcuni periodi in cui questo veniva fatto; adesso viene ripetuto solo il giovedì santo come gesto simbolico, perché il valore del comando di Gesù non era di ripetere il gesto, ma di compiere il suo significato. Gesù dava loro, attraverso dei gesti simbolici, degli insegnamenti. I gesti simbolici valgono per il significato, non per il segno. Il segno è l’elemento esteriore, la parola, il gesto che si compie; il significato è il messaggio vitale che si trasmette. Ora, Gesù chiedeva di trasmettere il messaggio vitale. E come noi ci trasmettiamo il messaggio di Gesù? Scambiandoci doni di vita, spezzandoci il pane gli uni gli altri.
Noi spesso siamo poco consapevoli di questo potere che abbiamo di comunicarci vita reciprocamente. Forse diventiamo più consapevoli del negativo, cioè del male che possiamo farci reciprocamente, perché lo subiamo sulla pelle: le offese, gli atti di sfiducia, l’emarginazione, l’indifferenza, le ingiustizie, i soprusi… Li avvertiamo, sentiamo che ci viene sottratto qualcosa, sentiamo la violenza esercitata contro di noi. Ugualmente ci scambiamo doni reciprocamente. E quando persone ci amano in modo autentico, quando riceviamo offerte di vita con attenzione, con servizi gratuiti, con generosità, avvertiamo il flusso di vita che ci perviene.
Questo scambio di vita, che è la condizione per crescere come persone, non è un dato sopraggiunto, non è un impegno morale che assumiamo per fare del bene, per ricevere poi il compenso da parte di Dio o il premio eterno. Queste sono categorie giuridiche estrinseche. Non è un impegno morale, è un impegno vitale, è la condizione per crescere come persone.

Ora, nell’Eucarestia noi richiamiamo il dovere che abbiamo gli uni verso gli altri e ci esercitiamo nel donarci vita reciprocamente nel nome del Signore. Cosa vuol dire ‘nel nome del Signore’? Nell’esercizio della fede in Dio e tenendo fisso lo sguardo su Gesù. Questa è la componente specifica dell’amore cristiano. Facendo memoria di Lui riusciamo a capire che cosa Gesù ha vissuto, il suo abbandono fiducioso nel Padre e l’amore fino alle estreme possibilità umane. Lo sguardo fisso su Gesù ci richiama questo suo atteggiamento per indurci a vivere la fede in Dio, così da accogliere da Lui quella forza di vita che ci consente di donare ai nostri fratelli ciò di cui hanno bisogno per crescere. La crescita come persone diventa la crescita spirituale, la crescita come figli di Dio. Non è semplicemente uno stimolo nell’ambito psichico, che pure esiste ma è dono spirituale, in quanto è carica di vita che fa crescere come figli di Dio.
Questa è una realtà che noi possiamo vivere e sperimentare. Proviamo qualche volta a vivere i rapporti in questo orizzonte. Proviamo a esercitare misericordia perché ci siamo aperti al Signore, perché abbiamo fatto una preghiera, perché facciamo riferimento a Gesù e alla fede che lui ha vissuto nel Padre. Proviamo ad esercitare misericordia in questo modo, a esprimere perdono, a portare i difetti degli altri… Scopriamo che ci sono doni di vita che possiamo realmente scambiarci e crescere insieme. Nell’Eucarestia questo noi ricordiamo.
Finora mi sono riferito alle attività personali ma c’è un compito ancora più importante quello sociale. Consiste nel favorire un salto di qualità nell’amore della specie umana. L’umanità in cammino sono le generazioni nuove, sono i giovani che stanno crescendo, sono i figli delle nostre famiglie, sono i loro amici, sono tutte le persone che dovranno fare un passo avanti nella qualità di vita.
Pensate quante notizie ci sono pervenute in questi giorni di violenze da parte di giovani: i gruppi satanici, gli omicidi, le crudeltà efferate. Uno dei giovani coinvolti ha detto: “facevamo la gara a chi era più crudele”. Un procuratore della repubblica ha detto che non si era mai incontrato con delitti così crudeli e spietati. Ciò che sorprende è la spietatezza gratuita, l’assenza di quei rancori atavici come può succedere per esempio nei delitti di mafia o della ‘ndrangheta.
Tutto questo ci deve far riflettere, perché i giovani assorbono immediatamente gli ideali che circolano in una società. Gli adulti hanno già ideali vissuti, hanno già esperienze compiute, hanno già una certa solidità, ma i giovani assorbono gli ideali che circolano. Se dunque accadono questi fatti, vuol dire che la nostra società, cioè noi adulti, stiamo inducendo nelle nuove generazioni degli ideali che portano al disprezzo della vita, propria e degli altri. Pensiamo alle morti del sabato sera, alla diffusione della droga, ai suicidi, le cui statistiche fanno inorridire.
Questo ci deve interrogare: che doni di vita ci scambiamo? Che ideali trasmettiamo? Certo, oggi la famiglia non è l’unico ambito di educazione però anche la famiglia incide e lo sfascio di molte famiglie è certamente una delle ragioni di questi processi. Poi pensate all’incidenza dei film, dei DVD che circolano, pensate alla televisione, davanti alla quale i ragazzi, e anche i bambini vengono abbandonati da soli per lungo tempo. Pensate alla facilità di immergersi in un mondo fantastico e virtuale attraverso i nuovi mezzi elettronici di comunicazione.
La nostra società non è attrezzata ancora di fronte a questi nuovi processi che si sono imposti così velocemente e che hanno sorpreso gli adulti. Dobbiamo riconoscere che non siamo in grado di offrire vita in queste situazioni, ed è urgente un salto qualitativo di tipo spirituale. Anche il richiamo a Satana è una razionalizzazione di questi processi. Satana non c’entra, siamo noi a rendere possibili queste dinamiche, perché siamo divisi dentro e non abbiamo ancora quelle qualità spirituali necessarie per vivere le nuove situazioni. I giovani che vengono coinvolti in questi processi richiamandosi a Satana vogliono dire: “È più forte di noi, non sappiamo come fare”; e gli adulti richiamandosi a Satana vogliono dire: “sono altri fattori, non siamo noi responsabili”. È una forma di fuga di fronte alla responsabilità che abbiamo di comunicare ideali autentici e trasmettere energie vitali alle nuove generazioni. Sono realmente dei mali molto gravi, che possono produrre dei disastri notevoli anche nella nostra società.

Celebrando l’Eucarestia rinnoviamo questo impegno. Dobbiamo riconoscere che siamo stati sorpresi e non abbiamo ancora un’attrezzatura sufficiente per trasmettere in modo efficace e autentico il messaggio della vita. Riconoscerlo implica la volontà di rinnovare il nostro impegno soprattutto a fare un salto spirituale, a sviluppare una qualità nuova di vita. Ci sono già molti gruppi che lavorano in questo senso. Certamente il bene, che non fa rumore, è molto maggiore del male che esplode in modo così fragoroso, però sono segni che devono farci riflettere.
Quando celebriamo l’Eucarestia ci poniamo di fronte questi problemi e ci interroghiamo: come scambiarci vita in modo da aprire nuove strade alle giovani generazioni? Come vivere nelle nostre famiglie i rapporti, come perdonarci reciprocamente, come esercitare misericordia in modo da aprire nuove strade per l’umanità? Questo è l’impegno che assumiamo ogni volta che celebriamo l’Eucarestia.

Chiediamo allora oggi al Signore di ricordarci sempre, anche in questi mesi in cui non ci incontreremo, ogni volta che ci raccoglieremo in preghiera, ovunque ci troveremo, di celebrare l’Eucarestia nella memoria dell’impegno che assumiamo. E quando andremo all’Eucarestia durante l’estate ricordiamoci reciprocamente, facciamo dell’appuntamento domenicale anche un riferimento continuo del nostro ricordo e quindi della preghiera comune.
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